Was Sie hierzu wissen müssen
Comincio questa presentazione curatoriale con una breve premessa che riguarda il rapporto tra manga ed arte. Molte voci autorevoli non concordano sul fatto che i manga siano arte, ma personalmente credo che il rapporto tra manga e arte sia molto più stretto di quanto spesso si pensi: il manga non è soltanto “fumetto giapponese”, ma una forma d’arte visiva autonoma che nasce dall’incontro tra tradizioni estetiche giapponesi, influenze occidentali e sperimentazione contemporanea. Il manga è arte perché unisce più discipline quali il disegno (linea, forma, composizione) , la narrazione (storytelling visivo), regia (inquadrature, ritmo, montaggio) , psicologia visiva (espressioni, simboli emotivi)
A differenza di molte arti figurative statiche, il manga introduce il concetto di tempo nel disegno, cioè il movimento dell’immagine attraverso le pagine o le tavole dove trovano posto elementi del fumetto europeo (linea chiara, satira, graphic novel), illustrazione americana (supereroi, dinamismo) cinema e fotografia (tagli, luci, composizione) tutto ciò lo rende una forma d’arte ibrida e globale, in continua trasformazione poiché nasce da una tradizione visiva storica, ma evolve come linguaggio narrativo complesso, unisce tecnica, emozione e racconto ma si adatta continuamente ai nuovi media.
Mi sento quindi affermare che il manga non è solo un genere: è una forma d’arte contemporanea che continua a reinventarsi senza perdere il legame con la sua memoria visiva originaria.
“La memoria crea l’anima” è una mostra che indaga il legame profondo tra memoria, identità e immaginario visivo attraverso il linguaggio del manga contemporaneo, reinterpretato con strumenti di disegno digitale.
Il progetto parte da una domanda centrale: come cambia il manga quando la mano dell’artista viene mediata dal computer, ma continua a essere guidata dalla memoria?
Per comprendere il manga contemporaneo, è necessario risalire alle sue radici storiche, che affondano nella cultura visiva giapponese di secoli fa.
Il termine “manga” viene reso popolare nel XIX secolo da Katsushika Hokusai, un celebre artista giapponese che pubblica le Hokusai Manga. Si tratta di raccolte di schizzi e osservazioni della vita quotidiana, figure umane, animali e scene dinamiche e le trasporta su tavole illustrate.
In queste tavole emerge già un elemento fondamentale del manga moderno: la narrazione per immagini in sequenza e la capacità di catturare il movimento e l’emozione con tratti rapidi e sintetici.
Nel periodo successivo, tra fine Ottocento e inizio Novecento, il Giappone entra in contatto con l’arte occidentale e con il fumetto europeo e americano. Questa contaminazione porta alla nascita di nuove forme narrative visive, in cui il disegno inizia a strutturarsi in sequenze sempre più complesse. Cominciano a crearsi vere e proprie storie.
Il vero punto di svolta arriva nel secondo dopoguerra con Osamu Tezuka che introduce un linguaggio cinematografico nel fumetto giapponese: inquadrature dinamiche, primi piani emotivi, montaggio visivo e forte caratterizzazione psicologica dei personaggi. Opere come Astro Boy segnano la nascita del manga moderno come lo conosciamo oggi.
Questo frangente dà avvio ad un riconoscimento del manga come fenomeno culturale globale capace di spaziare tra generi e pubblici diversi: azione, fantascienza, dramma, introspezione, fino a diventare uno dei linguaggi visivi più influenti del mondo contemporaneo.
“La memoria crea l’anima” si inserisce in questa tradizione, portandola nel presente digitale.
Le opere esposte sono disegni manga realizzati interamente digitalmente, attraverso software di illustrazione e tavolette grafiche. Il gesto artistico non scompare, ma si trasforma: la linea diventa modificabile, il colore stratificabile, l’immagine potenzialmente infinita.
Se il manga tradizionale nasceva dall’inchiostro e dalla carta, il manga digitale nasce da una memoria visiva più fluida, fatta di riferimenti culturali, esperienze personali e immagini archiviate nella mente e nei dispositivi.
La mostra vuole evidenziare tre aspetti fondamentali:
1. Memoria personale Personaggi e scene che nascono da ricordi individuali: frammenti emotivi, esperienze intime, sensazioni tradotte in linguaggio manga. Il digitale permette di rielaborare continuamente queste immagini, come se la memoria fosse un disegno in costante revisione.
2. Memoria collettiva: Riferimenti alla storia del manga, alla cultura pop giapponese e alle sue icone visive. Le opere dialogano con l’immaginario condiviso, rielaborandolo attraverso nuove estetiche digitali.
3. Memoria trasformata dove l’immagine si frammenta e si ricompone: glitch visivi, sovrapposizioni, distorsioni. Qui la memoria non è più stabile, ma diventa processo creativo, instabile e in evoluzione.
“La memoria crea l’anima” non è solo una mostra di illustrazione digitale, ma una riflessione sul modo in cui oggi ricordiamo, immaginiamo e raccontiamo attraverso il manga.
In questo passaggio dalla carta allo schermo, il linguaggio non perde la sua essenza: al contrario, si espande. Il computer, lo smartphone, il digitle diventa uno strumento che non sostituisce la memoria, ma la amplifica, permettendole di prendere forma in nuove direzioni visive.
Perché il manga, ieri come oggi, resta soprattutto questo: una memoria che diventa immagine, e un’immagine che continua a dare forma all’anima, anima che racchiude le emozioni e con esse l’essenza della vita stessa.
Viola Zhang Yingxue, nasce il 15 Dicembre 2003 a Desenzano del Garda.
La sua formazione artistica trova origini fin dalla giovane età. Viola infatti afferma: ” Fin da piccola sono sempre stata una persona creativa, appassionata di anime giapponesi e cartoni animati americani. Già da allora ho iniziato a creare storie e personaggi nella mia mente.” Nel periodo delle scuole medie Viola ha iniziato a disegnare con sempre maggiore passione ispirando le sue opere ai suoi personaggi preferiti presenti nei vari videogiochi.
E’ in questo contesto che matura la scelta di frequentare il Liceo Artistico “Leonardo” di Brescia prima e il Liceo Artistico “Vittoria” di Trento poi.
Il passo successivo è l’iscrizione e la frequenza dei corsi di Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Viola racconta del suo percorso artistico: “A causa della mancanza di spazio,vivendo in un piccolo appartamento condiviso con la mia famiglia, non ho mai avuto molto spazio a disposizione e quindi la possibilità di disegnare fisicamente; questo nel tempo mi ha portata a lavorare principalmente nell’ambito dell’illustrazione digitale, con un focus sul character design.
Tutto è iniziato con un vecchio computer condiviso e una tavoletta grafica da 30 euro nel 2016. Disegnavo in cucina, oppure in camera, seduta per terra. È lì che ha preso forma il mio percorso artistico.”
Viola, nonostante le difficoltà logistiche ha saputo, con lungimiranza, conservare traccia di tutta la sua evoluzione artistica mantenendo i primi lavori su carta come memoria del passato ma anche come base di partenza per il presente e per il futuro. Un passo importantissimo che permette oggi di ricostruire i passaggi di un percorso artistico che, sebbene lei sia molto giovane, fanno emergere elementi di grande interesse.
Viola descrive la sua arte con poche semplici parole che racchiudono l’essenza di una passione che proviene dall’anima: “La mia pratica artistica consiste nella creazione di mondi immaginari e dei personaggi che li abitano, sviluppando relazioni, storie ed eventi. Da questa visione nasce il titolo della mia mostra: “La memoria crea l’anima”.
Cosa significa questa frase? Ho sempre pensato che siano le esperienze vissute e le memorie costruite nel tempo a definire una persona, a renderla unica e viva.”
E’ questa visione e questa consapevolezza che porta Viola a caratterizzare i suoi lavori in modo profondo e realistico: “ogni mio personaggio immaginario possiede una propria storia: ha vissuto, ha creato legami e accumulato ricordi, fino a sembrare dotato di una propria anima.”
Una propria anima, ci viene da dire, che trae spunto dalla sensibilità e dalla profondità dei sentimenti e delle emozioni della loro creatrice.